vita sgretolarsi dall’interno.
Passarono venti minuti.
Poi, senza preavviso, mi mandò una foto.
Il cuore mi si fermò.
Era una mia foto.
Non una recente, ma la versione di me di prima che tutto cambiasse. Prima delle stanze d’ospedale. Prima che la stanchezza mi si insinuasse nelle ossa. In quella foto ridevo, la luce del sole mi illuminava i capelli, i miei occhi erano luminosi e pieni di vita.
«Questa è mia moglie», scrisse.
Rimasi immobile.
Che gioco era questo?
Prima ancora di rendermene conto, apparve un altro messaggio.
Un’altra